Il “suca” del Post a Berlusconi: cosa distingue un giornalista da…
febbraio 10, 2012 in blog, giornalismo, il rumore del web
Se il giornalismo tradizionale rischia l’estinzione, forse non è (solo) per l’emergere dell’informazione collaborativa e collettiva ‘dal basso’. Forse è (anche) perché, per rincorrere i tempi, sono i giornalisti stessi ad abbassarsi. Lo dico dopo che il mio occhio è caduto su un post del Post, che è peraltro una buona testata ‘nativa digitale’, ma che oggi sbraca con “la vera copertina del Times”:

Ora, non voglio metterla sull’offesa al buon gusto, perché non lo trovo nemmeno sgradevole: è solo normale, oggi, vedere opere simili circolare sui social network. Alcune sono spiritose o addirittura geniali, altre no. Il problema è la qualità che dovrebbe fare la differenza.
Ovvero: cosa distingue la boutade di un singolo dal ‘prodotto’ di una testata di professionisti registrata in tribunale? In altre parole: non sono riusciti a spremere di meglio dalle proprie meningi, al Post, oppure trovavano l’idea irresistibile? O ancora, l’hanno reperita dalla cosiddetta intelligenza collettiva del web, pescando molto in basso?
Cari del Post, voi fate un buon giornale. Se volete lanciare un meme, sentitevi pure liberi di invitare chiunque a sucare, date fondo a tutte le vostre risorse coprolaliche. Ma aggiungete un surplus di creatività e di intelligenza, altrimenti tra il blog sulle polluzioni notturne di un tredicenne e un giornale fatto da giornalisti a breve nessuno saprà più dire qual è la differenza. E il guaio è che lo avete voluto voi.
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Mi pare un esempio di uno dei reali problemi del giornalismo e di come ci sia una ulteriore perdita di qualità (già precedente al fenomeno) proprio attraverso questo appoggiarsi all’amatoriale un tanto al kg. Paradossalmente il direttore del Post si lamenta della questione nel suo ultimo post nel blog wittgenstein, per la serie “guardarsi in casa prima”.
Scusate però, il post è un giornale E un aggregatore. quella roba lì sta nell’aggregatore, ovvero in un blog personale di Isola Virtuale che sta sul Post. Poi, è una vignetta, è satira. Quindi, o facciamo la satira divertentissima (sono ironico, se non si capisse) del corriere della sera, oppure facciamo satira un po’ più divertente, come in questo caso. Poi, in che modo questa vignetta sia uno dei “reali problemi del giornalismo” me lo devi spiegare, luigi.
Ciao Emidio. Il punto della mia riflessione è che i confini tra giornali e aggregatori sono sempre più labili, e che da una semi-piattezza istituzionale come quella del Corriere si stia passando a un livellamento verso il triviale. La domanda è: qual è il valore aggiunto che può dare un giornale, visto che sono incappato nella “notizia” proprio perché era stata selezionata dal Post?
Mi permetto di prendere spazio per rispondere a Emidio. Per reale problema del giornalismo intendo questo appoggiarsi in maniera continua e sempre più insopportabile ad altro per riempire spazio, tanto sopra carta quanto (ed è ancora più assurdo) in rete dove non viene chiesto un numero di pagine fisso. Se poi si vuole proseguire così mi piacerebbe sapere come vengono scelte le notizie da aggregare, sinceramente nell’aggregatore del Post ci sono cose quantomeno ridicole e che puzzano di “mio cugino ha un amico che ama appiccicare i pupazzi in pose porno, gli diamo spazio?” e non di qualità, insomma in quell’aggregatore c’è roba di elevata qualità Makkox e roba scadente che non si capisce proprio come sia arrivata. Poi ripeto, per parte mia questo è un modo per riempire spazio con cose che ognuno potrebbe cercarsi per conto proprio e che ricevono una “ufficialità” grazie alle scelte editoriali. Non dimentichiamoci mai il discorso di Pasolini della differenza tra parlare con una persona e parlare con una persona da una sede ufficiale (schermo televisivo, giornale et similia).
Caro Luigi, hai espresso il mio pensiero ancora meglio di me: se i giornali vogliono sopravvivere – e ne abbiamo bisogno – devono selezionare e produrre materiale di qualità. Altrimenti non si capisce a cosa serva registrare in tribunale una testata. Certo, questo vorrebbe dire anche riconoscere economicamente il lavoro di qualche professionista in più, piuttosto che ripescare le cose in rete…
[...] preparazione e dedizione di un giornalista costituiscono per l’umanità che lo legge quel surplus che – l’esperienza di Marinelli ce lo insegna – ancora tutti noi siamo disposti a [...]