Su internet saremo 31 miliardi di che?
gennaio 31, 2012 in blog, For Madmen Only

“Tu non costruirai macchine a somiglianza della mente umana.”
Primo comandamento della Jihad Bulteriana, riportato nella Bibbia Cattolica Orangista (da Dune, di Frank Herbert)
“Non sfigurare la tua anima”
L’unico comandamento che accomuna le religioni di Dune
Il Sole 24 Ore oggi annuncia che “alla fine di questo decennio, secondo le stime del World Economic Forum, sull’internet saremo in 31 miliardi.” Sobbalzo dalla sedia: 31 miliardi di esseri umani? No, leggendo oltre si comprende che in realtà saremo 31 miliardi di cose connesse in rete “dal pacemaker di un cardiopatico al container che arriva dalla Cina, dagli elettrodomestici di casa alla rete autostradale”.
Tralasciamo pure l’enfasi che ormai accompagna questi annunci come le mosche sullo sterco – “Sarà un’enorme transizione nello sviluppo umano”, “le ultime barriere che separano il mondo reale da quello digitale, cadranno” – quello che in realtà mi stupisce è l‘uso del ‘noi’ nell’affermazione: saremo 31 miliardi su internet. Ora, può benissimo darsi che il pronome sia frutto di un eccesso di zelo giornalistico del quotidiano italiano, visto che non è possibile al momento reperire la fonte originale. Però è comunque un indicatore significativo.
Il ‘noi’ include, indica che ci sentiamo parte integrante di un gruppo omogeneo di nostri pari, o quasi. E’ usuale dire noi includendo altri esseri umani (io e te), magari anche qualche specie animale domestica particolarmente gregaria con l’uomo (io e il mio cane), ma quando cominciamo a usare il noi includendo oggetti (io e la mia moto, io e il mio telefono), per quanto possano essere ‘intelligenti’, allora forse dobbiamo porci qualche domanda su cosa riteniamo sia un essere umano e cosa una ‘cosa’, per quanto gli attribuiamo intelligenza, e in che cosa consista questa intelligenza e perché dovrebbe essere l’elemento che rende una cosa da cosa a qualcuno, cioè un individuo.
L’”internet of things” sarà sicuramente un grande passo avanti nell’evoluzione tecnologica. Ma l’evoluzione tecnologica non sta ancora dimostrando di riuscire, in automatico, a produrre un’evoluzione della specie umana, la quale, vista in generale, si limita ad adattarsi ad essa, confondendosi e identificandosi con essa. Quindi, chi godrà di questa evoluzione? Forse sì, le macchine.
Può anche darsi che l’inclusione delle cose nel novero del ‘noi’ sia l’indice non solo del progresso materiale verso l’intelligenza, ma anche del percorso inverso dell’essere umano verso la materia grezza. E in un certo senso se lo meriterebbe pure, non tanto perché lo sia, ma perché non riesce a distinguere la differenza.

Francesco Vignotto, italianista, consulente e formatore per la scrittura professionale presso aziende, pubbliche amministrazioni e istituzioni.
Copywriter e web content manager.




Il problema di quel “noi” non è tanto nell’inclusione di “noi” uomini nella comunità dei macchinari e neppure, a ben vedere, nell’inclusione del succitato mondo delle “cose dure” all’interno della comunità umana.
Penso che il vero problema sia nell’incapacità sopraggiunta di distinguere tra i due mondi.
Il che, a ben vedere, potrebbe anche corrispondere ad un dato di fatto.
Forse, a voler cercare il buono in ogni dove, potremmo pensare di essere di fronte ai prodromi di una scoperta a livello planetario!
Sarebbe una scoperta a livello planetario se ad rendersi conto di quel ‘noi’ ci fossero abbastanza ‘io’, ma credo che dovremo attendere un bel po’!