Goethe vs forconi, tassisti e avvocati

gennaio 28, 2012 in cose e parole, I Rinuncianti

Ognuno adempia il suo ufficio, faccia il suo dovere, e una felicità generale dissolverà in sé i dolori individuali, così come un’infelicità universale distrugge le gioie dei singoli
Goethe, Favola

Signori, questo è Goethe, vecchio mattacchione che la sapeva lunga, e che ha dirci qualcosa che forse non abbiamo ancora compreso.

E non lo comprendono soprattutto coloro che si esaltano di fronte alle proteste selvagge, inneggiando alla rivoluzione, non accorgendosi che le rivolte sparse di forconi, camionisti, pescatori, tassisti e oggi anche – vergogna! – di avvocati (che si imbavagliano all’inizio dell’anno giudiziario per protestare contro le liberalizzazioni) sono le grida di chi sta ciecamente lamentando i propri - e solo i propri -  dolori  di categoria, eretti a paradigma universale. Esattamente come la vecchia della Favola di Goethe, che per tutto il racconto piagnucola per la sua mano perduta, riluttante a contribuire all’opera comune, che si sta compiendo con i sacrifici di ognuno.

Mai come oggi è evidente che la sorte di ognuno è legata a doppia mandata a quella di tutti. Che, viceversa,  la crisi è appunto il risultato di quella perversa dottrina secondo cui, una volta ottenuto il mio vantaggio, gli altri si fottano pure.

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